venerdì 3 ottobre 2008

che poi - 2

Che poi sono un pirla.

(e non dite: LO SAPEVO GIA' E' INUTILE CHE LO  DICI ORA... birichini che non siete altro!)

Sono un pirla perché la precedente versione di questo blog l'ho mandata nell'aere aeterno pigiando inavvertitamente il tasto sbagliato e di quei 2-3 anni di post non rimane più nulla.

(e non dite: SAI CHE M'IMPORTA A ME, PIRLA!... birichini che non siete altro!)

Quindi questi post sono i primi di una nuova serie anziché la prosecuzione di quella precedente che se n'è andata a farsi benedire (da chi poi?)
Che poi ho pensato: be', non è poi tanto male, in fondo quei post facevano un po' cahare.

(e non dite: BELLA SCOPERTA! E POI ERANO MOLTO PEGGIO DI QUELLO CHE PENSI... birichini che non siete altro!)

Che poi pensare che siano i primi di una nuova serie è già un notevole esercizio di great expectations...

(e non dite: TI ASPETTO AL VARCO! birichini che non siete altro)

...avevo già detto che sono un pirla?

che poi - 1

Che poi i versi non posson più esser concorrenti perché Sonetti è morto.

...però vive e vegeta, eh, che poi la gente si preoccupa.


ricominciamo

Avevo tre neuroni.

Uno era dedicato alla forma poetica e musicale.
Uno era dedicato all'intelligenza.
Uno era dedicato a tenere a freno gli altri due che pogavano tutto il tempo al ritmo di Smells like teen spirit dei Nirvana.

Tempo addietro, raffreddato oltremodo a causa degli scempi climatici che tutti conosciamo, uno starnuto ben assestato aveva fatto sì che il neurone dedicato alla forma poetica riuscisse finalmente a trovare il modo per fuggire e mi sono ritrovato con soli due neuroni.

Il neurone dell'intelligenza per lo spavento si era nascosto in una crepa craniale che conosceva solo lui.

Il neurone che avanzava si è ritrovato a passare il suo tempo a cercare gli altri compagni di viaggio senza rendersi conto che il primo neurone non c'era più e che l'altro forse non era tanto intelligente (immaginatevi quanto comodi si possa stare dentro una crepa craniale...).

Quindi mi son ritrovato a fare cose con un po' d'incoscienza perché tutto era regolato dal neurone che non aveva un compito ben preciso e non aveva molta esperienza in questo genere di cose.

La cosa curiosa è che da quando è avvenuto questo cataclisma lobotemporalico la vita mi sorride anche se non ho un soldo.

Il neurone non-specializzato di cui sopra ha tratto fino ad oggi una sola deduzione: i soldi non fanno la felicità.

Grazzzzzzzie al caso, dico io, ma questo lo sapevo già.

Però almeno ora ne ho una dimostrazione concreta.

(rimane il fatto che senza un soldo la felicità rischia di durar poco)
(bah)
(che mondo catabolitico)

Ricominciamo, via.